Tra il dire e il cuore
Le tolgo le parole dalle mani, le
appoggio su un tavolo, sussurro "adesso non ti servono" e bevo significati direttamente
dalla sua bocca.
La sua bocca così bella che ancora, dopo tutto questo tempo, non so decidere
se è più forte la voglia di mangiare i suoi bronci o leccare i suoi sorrisi.
Il sorriso di Giulia è come un'alba: prima è tutto buio, poi ti accorgi del
chiarore e quando sorge il sole vorresti rivivere tutto a tempi rallentati per
poter capire da dove è sbucata fuori tutta quella luce.
Quando l'ho conosciuta ho pensato "chi è questa stronza?" e ho saputo che sarebbe
stato amore.
Teneva banco ad un tavolo di amici, tra cui il mio socio Enrico, bevendo un
cocktail dal nome pretenzioso e sciorinando nomi di artisti che nessuno dei
presenti conosceva.
Non so perché, quando si allontanò per andare in bagno (stranamente da sola,
il che le fece guadagnare un punticino della mia stima), la seguii.
"Sono troppo timido per attaccare discorso con una che non conosco e beve cocktail
il cui nome è composto da più di due parole, quindi fai tu".
E Giulia sorrise.
E io seppi perché.
E forse lei lo sapeva meglio di me, perché disse:
"Hai la macchina?"
"Sì, perché?"
"Perché se tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, è lì che bisogna andare".
Sgattaiolammo fuori dal locale come due gatti che hanno rubato dalla dispensa
delle emozioni e dopo un'ora e mezza di strada, che io non so come e non lo
voglio sapere, ma era un attimo e troppi pochi sorrisi dopo ed eravamo in spiaggia,
a giocare coi granelli tra le dita e i sentimenti impigliati tra i denti.
E lei mi diceva che no, non poteva e non voleva e non sapeva e no. Nessuno le
sarebbe arrivato così vicino da vedere le sottili linee d'oro in fondo ai suoi
occhi.
E io pensavo che no, non potevo e non volevo e non sapevo e no. Nessuno mi avrebbe
fermato dal provarci a cogliere quel tesoro anche se questo avesse voluto dire
sale sotto le unghie e vetri sulla lingua.
Non è corretto. Non "anche se". Ero sicuro che sarebbe stato così. Perché fin
da bambino ti raccontano che se sono tesori ci devono essere anche le mappe
e le sfide e le battaglie e magari qualcuno muore.
E io volevo morire un po'. Giusto per capire cosa volesse dire vivere davvero.
Per prima cosa ci voleva la mappa.
Volevo sapere tutto di lei, eppure non volevo sapere niente.
Volevo scoprirlo senza che lei, che nessuno me lo dicesse.
Anzi, lo volevo sapere e basta, come l'avessi sempre saputo, come se avessi
passato la vita a prepararmi per l'esame di Giuliologia Applicata, come quando
quella volta in campeggio dissi a Bruno "a volte mi accorgo di sapere cose che
non sapevo di sapere". Così.
E così non le chiesi niente. Io che delle domande avevo fatto una professione,
io che più che conversare somministravo test, io che.
Io che non potevo chiedere nulla, perché avrebbe voluto dire smettere di baciarla
e non era neanche ipotizzabile.
E dal mare ci trasferimmo nel lago di sospiri del mio letto e infine nella pozza
umida dei nostri occhi.
Era casa nostra.
E' casa.
Ed è costruita sui pianti di Giulia quando le dissi che ero confuso e non sapevo
se era onesto continuare a stare con lei mentre pensavo ad un altro sorriso
che avrei voluto conoscere.
E' costruita sul sapore salato della nostra pelle che a volte sembra diventare
una sola.
E' costruita sulla mia rabbia e sulla mia frustrazione tutte le volte che non
so capirla o renderla felice e non riesco a farmene una ragione.
E' costruita sui pirati che avversano le nostre sponde e cercano di rubarci
scrigni di serenità, sulle bestie feroci delle nostre paure, su una mappa che
a volte scolorisce perché quando ti abitui al sole anche un piccola nuvola ti
toglie la vista.
Così, quando stasera è arrivata, con le ombre negli occhi, ho saputo che ciò
che stava per dirmi mi avrebbe sottratto una fetta di tesoro.
Le parole rimangono sul tavolo, orfane di intenzioni.
So cosa voleva dirmi, so che ci avrebbe fatto male, so che lei non può farne
a meno.
So che noi possiamo farne a meno.
Le prendo una mano, come per.
"Andiamo?"
"Non ancora. Dopo."
"Dopo cosa?"
"Dopo aver posato un bacio su ognuna delle tue facce."
"Ti ci vorrà una vita."
"Spero non mi basti."
Grazie a Giorgio, per le parole e la spinta: per il momento le ali reggono.