Celomanca
"Questalaprendoquestalaprendoquestalaprendo",
continuo a ripetere la formula magica mentre cerco di non pestare l'unione tra
le pietre del marciapiede. E' una cosa difficile: bisogna camminare sul bordo
e saltare da una pietra all'altra senza toccare coi piedi la striscia scura
in mezzo. L'ho imparato dal fratello grande di Chiara, quello di 12 anni.
Il fratello di Chiara, Federico, sa tante cose: mi ha insegnato a fare in palloncini
con la gingomma all'interno della bocca e a fischiare con due dita e un giorno
che eravamo nella casa in campagna dei nonni mi ha anche spiegato come si catturano
le lucertole.
Ma lui e' grande.
Io ho 8 anni, mi chiamo Vito. La mia mamma dice sempre che lo ha scelto perche'
i nomi corti sono eleganti. A me mi fa schifo.
I miei amici di scuola mi prendono sempre in giro e mi dicono che e' un nome
da terrone.
Federico non ha mai riso per il mio nome terrone, anzi, lui non lo usa neanche,
quando mi chiama dice "ehi, amico". Forse lo sa che il mio nome mi fa schifo.
E poi io sono contento quando mi chiama amico, e' come se mi considera uno come
lui.
Federico e' il fratello della Chiara, ma questo ve l'ho gia' detto. La Chiara
e' la mia compagna di banco dalla prima elementare. Ci siamo seduti insieme
perche' siamo i piu' bassi della classe e la maestra ci ha messo davanti.
Prima mi faceva rabbia, pensavo che stare seduto con una femmina perche' sei
il piu' basso voleva dire che eri un po' femmina pure tu.
Poi un giorno la Chiara ha avuto la febbre e io le ho portato i compiti a casa.
Lei era nel letto con la faccia tutta rossa ma contenta perche' suo papa' le
aveva comprato l'album con le figurine di Pokemon.
Poi la mamma della Chiara mi ha chiesto se volevo fare merenda con i fratelli
della Chiara. Io mi vergognavo ma ho detto di si, perche' una volta la Chiara
mi ha detto che la sua mamma per merenda faceva le fette di pane con la Nutella
e io la Nutella non la mangio mai perche' mia mamma dice che fa male.
Sono andato in cucina e c'era il fratello piccolo che si stava spalmando tutta
la Nutella sulla faccia e il fratello grande che guardava i cartoni alla TV.
Non si sono neanche accorti di me. Poi ho pensato "io questa puntata l'ho gia'
vista", ma devo averlo detto ad alta voce perche' Federico si e' girato e mi
ha detto "davvero??? mi racconti l'inizio che me lo sono perso?".
Cosi' quando e' finita la puntata siamo andati in camera sua e io gli ho raccontato
l'inizio mentre lui mi faceva vedere la collezione di Topolino.
Mi ha fatto vedere il Grande Almanacco e lo abbiamo aperto e dentro c'era una
storia che Topolino si faceva male cadendo da cavallo e c'era la nuvoletta con
tutti i simboli strani e Federico mi ha spiegato che era come per dire che Topolino
aveva detto una parolaccia.
Allora lui mi ha chiesto "tu le sai le parolacce?".
Io ho fatto si con la testa: le parolacce le sentivo sempre quando il papa'
giocava con lo zio Arturo a carte. Io pero' non le avevo mai dette perche' il
mio papa' dopo averne detta una mi guarda e dice "Tato, tu queste cose non le
devi dire, va bene? Solo quando ti guadagnerai i soldi per giocare a carte".
Ma il Federico prende un foglio e una penna e dice: "Adesso scriviamo tutte
le parolacce che sappiamo con quello che significano affianco: ci facciamo il
vocabolario delle parolacce. Inizia tu."
Io ci penso e dico "Pirla," Federico scrive e io continuo "scemo, cretino, deficente,
merda, cazzo", poi non mi viene piu' in mente niente e mi fermo.
Lui mi guarda e dice "Basta gia'?" e io faccio spallucce.
"Vabbe', allora dico io:stronzo, puttana, troia, vaffanculo, coglione.... "
e allora io gli faccio una faccia strana e gli chiedo "Che significa coglione?"
Io questa parola non l'ho mai sentita, il mio papa' non l'ha mai detta allo
zio Arturo. Federico disegna sullo stesso foglio del vocabolario una cosa con
tre parti e poi mi spiega che la cosa piu' lunga e' il cazzo e quelle piu' tonde
i coglioni.
Poi arriva l'ora che devo tornare a casa.
"Coglionicoglionicoglionicoglionicoglionicoglioni."