La forchetta nella
porta
- La settimana scorsa si e` laureato
Luca.-
- Quale dei due? -
Quale dei due.
Questa domanda ha accompagnato Silvia per tutti gli anni dell'universita`, ogni
volta che parlava di qualcosa con qualcuno facendo riferimento al nome "Luca"
era impossibile non chiederle "quale dei due".
Lei li chiamava i "Luca Custodi": erano i suoi migliori amici, i suoi angeli,
le sue migliori amiche, i fratelli maggiori che non aveva avuto, una specie
di surrogato di famiglia.
Non che li si vedesse sempre tutti e tre insieme, sebbene i due Luca fossero
amici anche fra di loro, no, pero` era raro vedere Silvia sprovvista di uno
dei due al fianco.
Silvia non si ricorda neanche piu` come ha conosciuto uno dei due, che chiameremo
Luca M., mentre l'altro, Luca S., le fu presentato da un compagno di corso in
biblioteca.
Ieri si e` laureato Luca M., sono passati dieci anni da quando lui e Silvia
si sono conosciuti.
- Maddai, Luca M.! Luca S. si e` laureato l'anno dopo che mi sono laureata io.
-
- Sei andata alla festa di laurea? -
- Alla festa si`, alla proclamazione no, non ce la facevo, sai, il lavoro, pero`
mi e` dispiaciuto tanto. Lo sai che se non fosse stato per Luca M. io probabilmente
starei ancora studiando Ragioneria? -
- Si`, vabbe`. -
- Si`, si`. Mi ha aiutata lui a prepararlo, la cosa buffa e` che lui l'ha dato
un paio d'anni dopo, credo. -
Silvia sorride e non dice che la cosa piu` bella che ricorda di quei pomeriggi
a studiare Ragioneria e` un sole primaverile che si infiltra obliquo nella stanza
forzando le fessure nelle tapparelle, "One" degli U2 che fa da sottofondo musicale
e Luca M. che accende quel suo inconfondibile sorriso che sembra dire "io non
mi prendo sul serio, non farlo neanche tu" e chiede "vuoi ballare?".
Ancora adesso Silvia, quando ascolta quella canzone, si intenerisce tutta.
- Maddai! Vabbe`, chi c'era? -
- Eh, i soliti: Luca S., Giuliana, Giuseppe, Gemma, Ale, Andrea... -
- Eh, lo sai che i nomi non mi dicono niente, a parte l'altro Luca, ovviamente.
-
"L'altro Luca", pensa Silvia, non e` cambiato affatto: sempre con la sua aria
un po` svampita e le presunte ambizioni di fama e gloria in campo artistico.
Silvia quasi ride ancora quando pensa ai pomeriggi passati a studiare con Giuseppe
e Luca S. e allo sforzo che lei e Giuseppe dovevano fare per far tornare serio
Luca S. quando cominciava con i suoi tormentoni:
- Non trovate che abbia la stessa voce di Carmen Consoli? -
- Sentite, sentite, che dizione, praticamente e` gia` mio il posto da protagonista
nel prossimo film di Cronenberg. -
- Non assomiglio ad Harvey Keitel? La stessa mascella proprio. -
Eggia`, Luca, Luchino, magro magro e lungo lungo, con Harvey Keitel non c'entravi
proprio niente, ma Silvia ha sempre risposto "si`" alle tue domande, perche`
bastava questo a farti felice.
Probabilmente i due Luca fusi insieme sarebbero stati tutto cio` che una donna
poteva desiderare: Luca M. ricordava con una precisione svizzera tutte le ricorrenze
di Silvia, onomastici compresi; non c'era quasi mai, ma c'era sempre quando
la sua presenza era necessaria; non era il depositario delle confidenze di Silvia,
ma gli bastava guardarla negli occhi, abbracciarla e dirle due parole perche`
i dolori scivolassero via silenziosi.
Luca S. era l'amica, quella con la A maiuscola che Silvia non ha mai avuto:
andavano insieme in giro per negozi, l'ha accompagnata a farsi il suo primo
piercing, le dava consigli sul look.
- Dai, si` che lo sai, Giuseppe ed Andrea erano quelli che abitavano con Luca
S. -
- Ahhhh, quelli con la forchetta nella porta? -
- Si`, quelli. -
La forchetta nella porta, che sembra tanto il titolo di un film dell'orrore
e invece potrebbe essere quello di una sit com in cui raccontare gli episodi
piu` belli della vita universitaria di Silvia.
In quel periodo Silvia praticamente viveva a casa di Luca S., a casa sua andava
solamente a dormirci e neanche sempre.
Silvia usciva da lezione e andava direttamente da Luca S., sia che gli inquilini
fossero in casa o meno: avevano infilzato una forchetta nello stipite della
porta, di modo che, chiunque arrivasse anche in loro assenza, poteva forzare
la serratura con i rebbi della forchetta ed entrare.
Il pomeriggio la casa si riempiva di gente, era un po' il refugium peccatorum
della situazione: c'erano i tornei di burrago, gente che ascoltava musica, gente
che studiava, gente che preparava Cuba Libre in quantita` industriali (e infatti
Silvia non puo` piu` sentire neanche l'odore del rhum) e si andava avanti cosi`
fino a notte inoltrata, si cenava insieme (il menu` era "pasta ed eventuali"
che` la carne costava troppo) e si decideva chi doveva lavare i piatti lanciandosi
quelli sporchi, chi faceva cadere il primo lavava gli altri.
- E gli altri che hai detto, chi sono? -
- Gente della cricca. Sicuramente te ne ho parlato. -
Sicuramente gliene hai parlato Silvia, a chi non hai parlato, con i lucciconi
negli occhi, di quando la cricca ha organizzato la festa del tuo ventitreesimo
compleanno e Luca S. e` venuto fuori dallo scatolone che doveva contenere il
tuo regalo, con al collo la scritta "Carramba che sorpresa!"?
A chi non hai parlato di quando con la cricca facevate le prove per una commedia
che non avete mai portato in scena e tu eri l'addetta alla merenda e si finiva
col parlare di musica, libri e arte e tu avresti voluto vivere cosi` il resto
della tua vita?
- Insomma, ti sei divertita. Ci sentiamo piu` tardi per stasera? -
- Ok, ciao. -
Si`, Silvia si e` divertita.
Si`, Silvia si e` commossa e quel sapore dolce di felicita` vissuta almeno una
volta, di calore che, anche se non hai piu` niente che ti scaldi, ti rimane
ancora nelle ossa, la accompagna oggi e la accompagnera` per i prossimi giorni,
in cui continuera` a ricordare e a sorridere e ad avere le lacrime agli occhi.
Perche` Silvia, allora, si sentiva viva e riusciva a prendere il presente tra
le mani e sorridergli, senza vedere solamente il germoglio del domani, perche`
a loro bastava una risata per essere ancora veri,
Silvia posa il telefono e guarda ancora una volta la foto in cui lei e i due
Luca si fanno la linguaccia che tiene sulla scrivania in ufficio.
"Domani li chiamo" pensa, anche se non lo fara` e forse passera` un anno ancora
prima di rivederli, o forse due, ma in fondo non e` importante, perche` lei
sa di avere sempre una forchetta a disposizione per aprire quella porta, non
importa quando, non importa dove.