Non chiedermi se sono
felice
Non chiedermi mai se sono felice,
e` una domanda cattiva.
Chiedimi piuttosto quando e` stato che sono stata felice l'ultima volta.
Chiedimi anche che sapore, che odore, che suono ha la mia felicita`.
Chiedimi di quella sera che Elly apparve a sorpresa, dopo centinaia di chilometri
macinati di notte.
Di quando entro` ridendo in casa, affondando nel morbido della nostra gioia
stupita.
Ci raccontava di aver rischiato cose spiacevoli, lui e i suoi capelli alla Robert
Smith e i suoi pantaloni bondage, quando si era fermato a mettersi il rossetto
proprio nel viale delle puttane e un poliziotto gli si era avvicinato e aveva
chiesto se era tutto a posto. Lui, la faccia piu` tosta che abbia mai amato,
aveva abbassato il finestrino e aveva risposto "Tutto bene. Come mi sta?" e
la felicita` aveva il sapore del Laphroaig sorseggiato tra una sigaretta e una
risata.
Chiedimi di quando io, Elly e Mat
giravamo per le strade di Firenze e tutto ci era dovuto. Le luci, i profumi
della sera, i suoni e il sapore dei baci che io e Mat ci rubavamo con un qualsiasi
pretesto e per i quali Elly ci prendeva in giro complice, tutto sembrava essere
li` apposta per noi e "Dai, andiamo a ballare!" che io ero la ragazzina, ma
loro erano Peter Pan e Campanellino.
C'eravamo solo noi tre quella notte in quella discoteca a ballare musica dark
e di buio non c'era niente, ne` i nostri sorrisi, ne` la pelle candida dei miei
piedi scalzi sul pavimento e la felicita` aveva il colore della notte ammiccante.
Oppure puoi chiedermi di me in un
letto avvinghiata a Mat, la guancia sulla sua spalla, e il naso di Elly tra
i miei capelli e i suoi denti sulla mia spalla e la sensazione che tutto fosse
completo e puro e caldo e noi non eravamo altro che pelle e cuore, li` ed allora,
e non importava piu` se pensare e cosa e la felicita` aveva il suono della voce
di Elly che diceva "sei buona, tu. Da mordere" e rideva.
E poi c'erano strade assolate di
sabato pomeriggio e me ed Elly che cantavamo stupide canzoni degli anni settanta
facendo i coretti e suonando citofoni e sentirsi stupidi e infantili, a volte,
ha lo stesso odore della della felicita`.
Ancora posso raccontarti, se lo vuoi,
di me e Mat, dei miei occhi nei suoi, delle sue mani esattamente dove le volevo,
del suo cazzo esattamente dove lo voleva, del nostro piacere e del telefono
che squillava ed era Elly, Elly che appariva sempre in qualche modo quando tra
me e Mat l'amore diventava rumore di onde infrante e lampi, e la felicita` aveva
lo sguardo malizioso di Mat mentre mi diceva "rispondi al telefono e non ti
fermare".
Chiedimelo, si`, di come il mio volto
era fermo e sereno, quella sera in quella casa coi vetri che regalavano spicchi
di stelle e strade fiorentine, seduta su una poltrona in cucina, tutta intenta
a lasciar ciondolare le gambe al di la` del bracciolo e la felicita` era l'odore
del filetto Voronoff e la felicita` era il colore delle spezie da leccare sulle
dita di Mat.
Non chiedermi pero` dove e` finito
tutto questo, questa felicita` cosi` intensa da sembrare un reato, perche` non
e` finito, perche` e` me con le mie lotte e i miei mulini a vento; e` Elly e
il suo amore orientale; e` Mat e gli occhi bambini a cui puo` dire ogni sera
buonanotte; ma non e` piu` noi.