Uno - Non avrai altro dio


Cerco di stare piu` ferma che posso.
Anche se.
Ho un senso di nausea che, credo, mi passerebbe se riuscissi a mettermi a pancia in su`, magari quasi seduta.
Il mignolo della mano destra e` ormai completamente addormentato, forse la testa mi blocca la circolazione del braccio.
Ma sto ferma, fermissima, cerco anche di rallentare il respiro che non si sa mai.
Cerco di non pensare alla saliva acida che mi si sta accumulando in bocca, so bene che e` solo una questione psicologica, che se riesco a calmarmi passera`.
Provo a chiudere gli occhi e concentrarmi sui muscoli della fronte, rilassandoli, poi passo alle palpebre: se riesco ad arrivare al mento senza distrarmi mi addormentero`.
Pero` potrei anche andare nell'altra stanza a fumare: alzarmi con gesti inquieti, mettermi a sedere sul letto e tirarmi indietro i capelli con le mani, trattenendoli poi ai lati della testa e appoggiando i gomiti alle gambe in un gesto di rassegnata disperazione, poi sospirare e andare nell'altra stanza a fumare.
Non lo faccio mai, verrebbe notato.
Oppure potrei andare in bagno a piangere.
Qui no, qui sarebbe un po` scontato e poi non lo sopporterei se non allungasse una mano per una carezza o un qualsiasi gesto di conforto.
In bagno, in bagno e` perfetto.
Intanto sto ferma ferma, che non pensi che voglio attirare la sua attenzione o, peggio, che sto cercando di assumere un atteggiamento conciliante nei suoi confronti.
E` che tutto questo silenzio mi ammazza, mi fa sentire debole, mi viene voglia di cedere pur di non sentirmi cosi` ignorata.
E` meglio quando litighiamo, almeno mi sento viva, importante.
Cosi` e` come se non ci fossi e mi viene voglia di urlare.
Potrei parlargli. Dirgli che non so se lo amo.
Solo per sentire la mia voce e stabilire un contatto che non sia una resa.
Una parte di me sa bene che qualsiasi cosa io faccia adesso non puo` che peggiorare la situazione, ma non so per quanto riusciro` a stare ferma, senza dare voce alla ribellione che ho dentro.
Potrei alzarmi, cosi`, senza dire niente, vestirmi e andarmene a casa mia, ma se poi non prova a fermarmi?
Sono le 2, non ho nessuna voglia di girare per la citta` da sola a quest'ora.
Potrei anche girarmi e abbracciarlo, so che rimetterebbe tutto a posto.
Lui odia questa situazione quanto me, ma il tempo in cui facevamo a gara per chi chiedeva prima scusa e` passato.
Adesso e` troppo importante mantenere le posizioni, addestrare l'altro a riportare l'osso, come quando si alleva un cagnolino.
Questo e` diventata la nostra storia: un cagnolino che ci fa compagnia, da portare fuori due volte al giorno un po` scocciati, da educare in modo che faccia pochi danni e rompa le palle il meno possibile.
Adesso glielo dico: che ci stiamo a fare ancora insieme?
Prima avevamo un sacco di interessi in comune, non sopportavamo di stare separati, il tempo insieme non ci bastava mai perche` avevamo sempre un sacco di cose da fare e dirci.
Adesso niente di tutto questo, ci tiene insieme solo la tristezza di riportare il cane al canile.
Adesso glielo dico.
No, adesso no, quando e` stanco sragiona e diventa acido.
Domani, magari non di mattina che non connette, magari a pranzo, o domani sera, gli chiedo se ci vediamo per cena, ecco.
Domani sera ci ved
 
Due - Non nominare il nome


E` gia` mattina e non so se posso sopportarlo.
Cioe`, posso, lo so, ma non ne ho nessuna voglia.
Ieri sera mi sono addormentata di botto, non ricordo neanche a cosa stavo pensando.
O forse si`, alle solite cose, a tutte le strade che potrei prendere e le alternative di vita che potrei scegliere e ai vari copioni che potrei recitare, ma poi resto qui e mi lascio trascinare.
A volte mi chiedo se non sarebbe meglio fermarsi proprio del tutto.
Ecco, ieri notte cercavo di stare ferma.
Non e` mai stato un mio talento.
Lui dorme ancora, ho sbirciato con la coda dell'occhio.
La mia mano destra e` ora completamente addormentata, mi sento il braccio solo fino al gomito, come se me l'avessero amputata.
Non sappia la mano destra.
Ma sono sicura che anche la mano sinistra si e` comportata bene.
I miei giochi di villano vedono come unica partecipante la lingua, di solito.
Per fortuna la nausea e` passata, quasi un po` mi dispiace, faceva parte del personaggio e concentrarmi sul malessere fisico mi distraeva da quello psicologico.
Ok, animo e coraggio.
Mi alzo e vado in bagno a lavarmi.
Facendo rumore.
Non posso dare voce alla mia rabbia, ma in qualche modo voglio che abbia il volume alto.
Quando torno di la` a vestirmi mi accorgo che e` sveglio e mi sta guardando.
Accenna un sorriso.
Faccio finta di non vederlo.
E` troppo facile, cristo, e` troppo facile ridurre tutto a qualche muscolo della faccia che si sposta.
Parole: un insieme di sillabe opportunamente composte che mi faccia capire che sono desiderata, voluta.
So bene che dovrei dare piu` importanza ai fatti, ma i fatti sono interpretabili.
Si`, forse anche le parole, ma non per una come me, che ha lo Zingarelli al posto del cuore.
Ti.
Voglio.
Due parole, minimo spreco energetico, che c'e` da interpretare?
Non e` vero. Poi mi chiederei se lo pensa davvero, anzi, se lo prova davvero o se lo dice perche` vuole trattenermi.
Ma.
Se non vuole trattermi perche` dovrebbe dirlo? E se non lo pensa perche` mai dovrebbe aver voglia di trattenermi? Ma se vuole trattenermi davvero perche` allora non lo dice?
E perche`. Cazzo.
Sto impazzendo.
Ho in testa una canzone che continua a canticchiarsi da sola, vorrei scacciarla, ma dovrei concentrarmi su qualcos'altro, chiodo scaccia chiodo, ma se il chiodo che scaccia e` piu` stronzo del primo?
Niente rischi stamattina, camminiamo su fastidiosi binari conosciuti.
E` inquietante come, quando non si riesce ad essere felici, provare un dolore a cui si è abituati può essere confortante.
Finisco di vestirmi e quasi fuggo in cucina: se non lo vedo non cadro` in tentazione.
Raccolgo le mie cose e non faccio colazione, stonerebbe col mio martirio.
Cazzo, ho dimenticato gli occhiali sul comodino.
Torno di la' nella speranza che non parli, che non dica nulla, ma soprattutto che non pronunci il mio nome.
Non lo usa mai, solo quando e` molto arrabbiato, o quando sa che c'e` una distanza da colmare, quando un qualsiasi diminutivo, sarebbe fuori luogo, quasi sarcastico.
Ma quando lo pronuncia in quel modo, con la prima sillaba premuta, schiacciata li` e poi trascinata in giro per la stanza e` come se dicesse "ma che cazzo stai facendo? eh? ti rendi conto?".
E quando arriva in fondo al nome, che pure e` corto, il mio corpo gia` urla scusascusascusa e ho un bel cercare di resistere.
Prenderei il cuore e lo userei per pulire le strisce lasciate dal mio nome sul pavimento, tracce di colpa non commessa ma reclamante espiazione.
Non voglio. Non voglio aver bisogno del suo perdono.
Gli occhiali, devo guardare gli occhiali e poi uscire da quella porta.
In questo nuovo giorno. Fanculo.
 
Tre - Ricordati di santificare

OK.
Ci sono.
Adesso mi chino, prendo gli occhiali ed esco da questa casa che sa d'aria mal respirata.
"Ciao".
Merda! L'ho detto. Un altro attacco di incontinenza orale: nonlodico, nonlodico, nonlodico, ecco l'ho detto.
Mi guarda. Lo guardo.
E` in questi momenti che il livello delle mie aspettative si innalza paurosamente.
Dicono che quando stai per morire rivedi tutta la tua vita, beh, io, in questi momenti, mi proietto i film di cosa vorrei che accadesse, e` tutto un susseguirsi di:
adesso si alza e mi bacia e mi dice che non puo` vivere senza di me,
oppure
ora mi tende la mano e mi attira vicino a lui e facciamo l'amore,
o anche
se aspetto due secondi di piu` mi dice che finora ha sbagliato tutto e ha capito che sono la donna della sua vita.
Stop. Vita vera.
Buona la prima, purtroppo.
Niente di tutto questo.
Sta li`, muto, con un'espressione negli occhi tra "non so cosa fare e se lo sapessi non saprei da dove cominciare" e "col cazzo che te la do' vinta", con la faccia impastata in un misto di tristezza e durezza.
Ho mezza voglia di prenderlo a schiaffi e mezza di piangere.
Io non so che faccia ho, ma non deve essere un granche` se non gli viene voglia di lasciar perdere tutto e riempirla di baci.
Il fatto e` che solitamente, quando cerchi di avere un viso intenso, uno sguardo profondo, un'espressione calamitante, beh, quella e` la volta che ti viene una pazzesca faccia da deficiente, lo so, l'ho provato allo specchio; per cui cerco di rilassare i muscoli e avere una faccia normale, di quelle da "a te la mossa".
E tutto questo in uno sputo di secondi in cui lui non mi dice neanche buongiorno.
Fottiti.
Secondo film sulle aspettative.
Ecco:
adesso io mi avvio fuori dalla stanza e lui dice o fa qualcosa per trattenermi
oppure
si precipita fuori dal letto e mi chiede scusa
o magari
prende il telefono e appena sono fuori dalla porta mi chiama e mi chiede di tornare indietro.
Stop. Vita vera.
Col cazzo: buona la prima anche stavolta.
Ormai sono fuori.
Un'altra aspettativa travestita nei panni edulcorati di speranza andata a farsi fottere. Beata lei. Almeno scopa.
Io invece raccolgo pezzi di progetti e sogni e desideri un po` sbrecciati, a volte masticati negli angoli; poi li metto tutti insieme in un sacchetto e la sera, a casa da sola, ci faccio i puzzle. Tutte le volte vengono fuori disegni nuovi, o almeno cosi` sembra, ma le tessere sono sempre le stesse, sempre piu` consunte, meno lucide.
So che dovrei smettere di chiedermi chi me la fa fare, le risposte non le avevo mesi fa e non le ho ora, anche se ora e` piu` grave. Mesi fa se non c'era mi mancava, in modo quasi fisico, morboso, come se l'aria che respiravo diventasse ad un tratto meta`, o meno buona; passavo ogni istante lontana da lui a chiedermi cosa stesse facendo e a immaginare cosa avremmo potuto fare se fossimo stati insieme.
Ora no. Ora quando non c'e` vivo uguale. Sopravvivo.
E sopravvivo anche quando c'e`.
E` come se, ad un certo punto, la mia vita si fosse livellata e i picchi di sofferenza e di felicita` fossero stati abbattuti per ottenere un piu` elegante e composto panorama di moderato benessere confuso, amalgamato - e non piu` alternato - ad un soffuso senso di dolore.
E` un dolore dolceamaro, paradossale, di quelli che ti fanno compagnia, con cui impari a convivere al punto che quando non ci sono piu` quasi ne senti la mancanza; da canzone nostalgica in la minore o da film sentimentale col lieto fine ma non troppo; da lacrimuccia, non da urlo di animale ferito; da "scrivo una poesia", non da "mi ammazzo".
E` un dolore che ti fotte, che non ti vuoi strappare via di dosso, perche` in fondo lo sopporti, ma ti mangiucchia giorno per giorno e tu neanche te ne accorgi; ti rimane incollato addosso e si mischia col tuo odore al punto che chiunque ti incontri e` in grado di sentirlo, e cosi`, mentre tu speri che qualcosa di bello arrivi all'improvviso a modificare la tua vita, non ti accorgi che l'odore, quell'odore di fiore triste e un po` appassito, terra` lontane le cose belle finche` non te lo scrolli di dosso.
Sono quasi arrivata in ufficio.
Il cellulare non ha squillato.
Niente regali per me oggi, ne` dalla vita, ne` da lui.
Buon San Valentino a me.
 
Quattro - Onora il padre


Entro in ufficio col terrore di scorgere fiori sulle scrivanie delle colleghe, potrei commettere gesti inconsulti per invidia e rabbia, o forse no, che magari fossi capace.
Magari riuscissi a rivolgere per una volta la rabbia verso qualcosa di alieno da me.
Il fatto e` che so bene che non sono dei fiori in uno stupido giorno di Febbraio che possono cambiare le cose: non e` la presenza dei fiori che fa la differenza, quanto la loro assenza.
Non auguri.
Ne` fiori.
Ne` opere di bene.
Menzione d'onore al signore che mi ha dormito accanto per le omissioni.
Perche` e` stranamente piu` facile notare cio` che manca rispetto a cio` che c'e`: passi la mano sulla tua vita e non senti la superficie compatta, non la noti; ti incastri, inciampi solo nei vuoti da colmare e sono quelli che avverti.
Mi chiedo spesso se sono io che chiedo troppo, se il problema sta nel mio non saper apprezzare le cose che gia` ho: ci vorrebbe mia mamma a minacciarmi di regalare i sorrisi del mio uomo ai bambini del terzo mondo, a raccontarmi di quanto sono una bambina fortunata, che certe bambine non scopano mai e a dirmi che dei fidanzati non si butta via niente, come del maiale.
Ma la mamma non c'e` e quindi via ai festeggiamenti, accendiamo candeline da infilzare tra un rimorso e una domanda e, mi raccomando, che la cera coli ordinatamente tra supposizioni e rimpianti: tanti auguri a voi, buon S. Valentino a chi se lo merita o a chi se lo gode pur non meritandoselo.
Io no.
Nel senso che io non me lo godo, ma forse neanche me lo merito.
Nel primo caso e` tutto merito mio, posso andarne fiera: sono bravissima nell'accorgermi delle cose belle solo quando non sono piu`, nel rovinarmi qualsiasi momento pensando a quando finira` o a quello che manca o a quello che avrebbe potuto essere se, nello stropicciare i momenti piu` perfetti e ben stirati, forse per un perverso gusto del melodramma, forse mi ha rovinato l'aver fatto il classico.
La cosa buffa e` che sono perfettamente consapevole quando questo accade, eppure non riesco ad impedirlo, come quando fai quegli incubi in cui vorresti urlare e non ti esce la voce.
Per quanto riguarda il riconoscimento dei miei meriti, o meglio, l'incapacita` di, devo ammettere di essere stata accuratamente e scrupolosamente educata in tal senso.
Un applauso al signore di cui mi pregio e ho l'onore di essere figlia, signori, magari una standing ovation, poiche` a lui si deve il difficile compito e l'estenuante e certosina impresa di aver fatto di me, sua unica figlia femmina nonche` primogenita, una giovane donna perfettamente insicura e mirabilmente compulsiva, con deliziose tendenze alla depressione.
Signore e signori, ecco a voi il modello Sara.
Beh, si`, lo so di non essere un modello di haute couture, piuttosto un pret a porter, che neanche il pregio di essere tanto originale e fuori dai canoni mi si puo` riconoscere.
Papa` ha fatto del suo meglio pero` per farmi venir su` ben disturbata, questo gli va riconosciuto.
Otto meno in greco? E quel meno perche`?
Come non arrivi alla mensola? Prova a metterti in ginocchio!
Vuoi andare a danza? Stai scherzando: sei agile, ma non hai il fisico.
I bambini ti picchiano? Va bene, ma cosa hai fatto ai bambini?
Vuoi fare lo scientifico? No, sei brava, ma la matematica non fa per te.
Sento ancora in testa la sua voce, il tono preoccupato, la volonta`ferrea di tirarla su bene 'sta figlia.
Le lezioni del quasi giusta. Quasi giusta come figlia, quasi brava a scuola, quasi felice come bambina, quasi precoce come adolescente. Quasi amata.
Il mio imprinting e` quello del Quasi.
Ed e` questo che ho oggi, un quasi amore.
Il mio papa` giocava sempre con me, io pero` perdevo sempre.
Quando ti insegnano a perdere fin da bambina, come fai a riconoscere la vittoria?

Cinque - Non uccidere  


Prima pagina.
Titolo: Disastrosa bufera rade al suolo una casa.
Sottotitolo: Tutto cio` che resta e` un panorama mozzafiato.
E` cosi` che a volte penso che dovrebbe succedere alla mia storia, un evento tragico o comunque drastico, ineluttabile che cancelli tutto, per permettermi di ricominciare, per costringermi a farlo.
L'importante e` che si tratti di un evento esterno, di qualcosa che poi raccontandolo agli amici io possa dire "e` successo... succede", con il tono di chi "io ci avrei provato ancora, non e` stato un MIO fallimento".

Si` perche` e` quello che brucia, che rode, che rompe, che frena: lo spettro del fallimento, l'ennesima storia che non funziona e "poverina e` di nuovo sola" o "questa nipote mi rimane zitella".
Anche la paura impastoia e violenta la mente: la paura che, se elimino dalla mia vita tutto questo, cio` che rimane mi mozzera` il fiato, ma non per la bellezza, quanto per asfissia.
Invece un bell'evento esterno che sollevi me dalle responsabilita` e lui dall'accusa di bastardaggine: che mi lasci lui non e` contemplato, si genererebbe un perverso meccanismo infantile, come quando mia mamma dava via i giochi che non usavo piu` e per me diventavano improvvisamente i piu` belli del mondo.
Si`, qualcosa di inatteso, impensato, qualcosa che ci sorprenda al punto da dover riconsiderare ogni azione, ogni parola. Un bel repulisti: zero a zero e palla al centro.
E` faticoso pensare a queste cose, e` stancante, piu` che doloroso, cercare di prendere una decisione: stare o lasciare, che di raddoppiare non succede mai.
Oggi sono piu` stanca del solito.
S. Valentino e` passato facendo piu` danni di Capodanno, i botti ci sono stati e pure i feriti.
Il solito opportuno ristorante prenotato da troppo tempo per poter pensare di non andare, che nonstabene e nonsifa, e allora si procede ad adeguate trattative di pace - o tregua? - e si va.
Non abbiamo molto da dirci e quello che dovremmo non e` adatto, forse, ad una cena di S. Valentino, o comunque ne` io ne` lui abbiamo voglia di affrontarlo.
A vederci da fuori siamo quasi invidiabili: ci scambiamo tenerezze, ridiamo spesso, giochiamo, fino a che.
Fino a che uno dei due non dice o fa qualcosa di sbagliato, che non e` mai la stessa, mai catalogabile, mai riportabile a difetti precisi o conosciuti. Anzi. Anzi, i difetti si costruiscono, le pecche si ricamano, le colpe si imbastiscono, come nel percorso numerato della Settimana Enigmistica, solo che noi non abbiamo neanche i numerini, solo questi stramaledetti puntini e non sappiamo come fare per giustificare il fastidio che ci provocano e allora via di olio di gomito e sudore di matita a disegnare elefanti volanti recanti travi che ci irritano gli occhi.
Anche ieri sera.
E` buffo, non ricordo neanche come e` cominciata, cioe`, non ricordo le parole, i contenuti, ma le modalita` sono sempre quelle.
Ad un certo punto e` come quando hai i conati di nausea improvvisi, di quelli che non ti danno il tempo di arrivare fino in bagno: c'e` qualcosa che mi infastidisce, che mi ferisce e non faccio in tempo ad analizzarla, capirla a volte, che gia` vedo - si`, le vedo - le parole che escono fuori dalla mia bocca e vorrei poter mettere le mani davanti e fermarle o raccoglierle e rimetterle dentro, ma continuo a parlare imperterrita e il processo e` violentissimo, piu` dico cose in cui non mi riconosco, che non condivido e piu` mi viene da alzare la voce e continuare a parlare, come se cercassi di pulire, nascondere una macchia stofinandola col fango.
E mi guardo vomitare parole acide, con uno sguardo da bambola di porcellana innocente e stupito, cosi`, come se non fossi io, tanto che un po` mi biasimo e mi faccio pena.
Da quel momento in poi e` puro sforzo creativo: giustificare il fastidio, il dolore, la reazione, le parole, il modo.
Trovare una soluzione per rendere tutto questo comprensibile e accettabile a lui e a me, soprattutto a me.
Forse se capissi l'origine di questi eventi questa storia non sarebbe poi tanto male, ma succedono, sempre piu` spesso e io non so come fermarli.
Il resto non e` poi cosi` terribile, anzi.
Anzi. Poi si china, mi avvicina il naso al collo e mi dice: "Buono questo profumo", e io "Non porto profumo", e lui "Allora sei tu che sai di buono".
Allora siamo noi che sappiamo di buono.
 
Sei - Non commettere atti impuri

Ci sono una serie di domande che mi faccio spesso, a prescindere da quello che accade nella mia vita, cosi`, per puro spirito di speculazione, per curiosita` e perche` le domande mi tengono viva.
I bambini hanno il segreto: la vita nasce dalle domande, punti di partenza per luoghi di ogni genere, germogli di scoperte, conoscenza.
Le risposte ti fanno arrivare, ti fermano, uccidono l'interesse.
Credo di aver assimilato questa cosa bevendola insieme al latte materno, perche` la mia testa e` piena di domande da sempre, le risposte invece mi annoiano, a volte non le ascolto neanche.
Le domande sono cosi` tante che a volte me le dimentico, magari le piu` importanti, tipo quando vai a fare la spesa e ti scordi di prendere proprio l'unica cosa che ti serviva veramente e invece ti ritrovi il carrello pieno di stupidaggini bellissime e divertenti, ma inutili.
Una delle domande che mi faccio piu` spesso e` se davvero le crisi in una storia d'amore la facciano evolvere, crescere, se insomma funzioni come quando da piccola avevo la febbre e mia mamma mi diceva che mi avrebbe fatta diventare piu` alta.
Tutti dicono di si`, robe come "l'amore non e` bello se non e` litigarello" e "bisogna discutere, litigare, confrontarsi, altrimenti non si comunica".
Secondo me sono stronzate. Sono toppe colorate messe li` per non far vedere il buco, che magari e` pure piu` interessante, ma guai a mostrare quello che lascia intravedere, la pelle nuda fa paura.
La verita` e` che ogni volta che si litiga, che si discute, che ci si tratta male si rompe qualcosa, un qualcosa di piccolissimo e intangibile guadagna una crepa ed e` una crepa che rimane cosi`, aperta, che non rimargina, come le rughe: e` il segno dell'invecchiamento del rapporto e non ci sono creme o trattamenti estetici che tengano.
Noi non litigavamo mai. Mai.
Non ce n`era bisogno per confrontarsi, per comunicare.
Noi parlavamo.
Tanto, di ogni singola piccola stupida puttanata.
Parlavamo fino a notte fonda e finivamo per addormentarci con un sorriso, sempre piu` vicini, sempre piu` saldi, sicuri di un amore che respirava parole buone, parole utili e piene di significati.
Parlavamo di noi, degli altri, delle cose che non conoscevamo e di quelle che sognavamo.
Usavamo parole nostre e quando non bastavano le prendevamo in prestito, ci leggevamo poesie, libri, manuali di ricette.
Ci stordivamo di parole ed erano tanti viaggi in piccoli microcosmi di disponibilita`, perche` dare a qualcuno le tue parole lo rende potente, capace di deliziarti o farti soffrire.
Noi ci toccavamo.
Tanto, in ogni singola piega della pelle.
Passavamo ore su di un letto a giocare ai piccoli esploratori, saggiando reazioni, scoprendo grane di pelle differente, svelando trame di immaginazione, muovendoci su terreni sconosciuti eppure ospitali, scovando piccole oasi di terminazioni nervose, tuffandoci in pozze di novita` divertenti.
Mangiavamo poco, bevevamo i nostri umori, sudore e saliva, respiravamo la nostra pelle, ci illuminavamo nella scoperta degli odori, nel riconoscerci fusi insieme nel tessuto delle lenzuola, nel trovarci esaltati e impreziositi nella stoffa dei cuscini.
Non ci bastavamo mai, avidi e avari, cercavamo di non perderci nulla: non un sospiro, non un movimento, non una smorfia, non un ricordo, perche` era emozione anche solo il giorno dopo rivivere i flash back della nostra pelle mischiata e raccontarseli, come se fosse un'altra storia, con altri protagonisti, per rinnovare l'emozione dandole una fodera nuova.
Tutto era nutrimento e concime, vivevamo in overdose costante di sensazioni.
Noi, allora.
Noi, adesso.
Sappiamo di buono, si`, ma e` un buono fatto di storia, di passato, quanto ci sia di presente e` impossibile dirlo, abbiamo troppa paura di togliere la vernice, grattare via la crosta e scoprire se il legno sotto ha tenuto, o se sono solo tarme che una volta tolta la pellicola superficiale, si disperderanno nel terreno come un soffio.
Siamo andati a casa sua ieri sera poi: ci incendiamo e bruciamo e tagliamo con facilita`, ma si sa`, le ferite da lama sul momento non fanno male, non le senti neanche, e noi siamo diventati bravissimi a nascondere anche il sangue.
Ci siamo spogliati e messi a letto con gesti ormai consolidati, niente che turbi quel velo di tranquillita` che ogni tanto riusciamo a stendere, sfiniti piu` che pietosi.
Si e` avvicinato, mi ha abbracciata e ha rispolverato un vecchio gioco, fingendo di mangiarmi un orecchio, ho riso - non so quanto in modo autentico -, ha preso il gesto come un lasciapassare, si e` mosso sicuro, tranquillo, sulle tracce dei vecchi piaceri.
Il mio corpo ha fornito risposte.
La mia testa ha continuato a farsi domande.

Sette - Non rubare  


Stamattina mi sono svegliata leccando via una lacrima che aveva deciso di solcarmi il viso, autonoma.
Si`, perche` non ero per nulla triste.
Mi capita, regolarmente direi, di svegliarmi con uno stato d'animo, con un umore ben definito, di solito senza sfumature di grigio: o angosciata, quasi depressa, o euforica.
Paradiso o inferno insomma, che il purgatorio lo sanno tutti che non esiste, come le mezze stagioni.
Stamattina invece mi sono svegliata stranamente serena, in una specie di limbo umorale, tranne per quella lacrima indiscreta.
E` una sensazione strana quando succede: senti questo sentierino umido che si fa strada sulla pelle del tuo viso e ci metti anche un po` a realizzare che stai piangendo.
No, non si puo` neanche dire che si pianga in questi momenti: piangere e` lineamenti contratti, gola strozzata, pugni stretti, mentre questo e` solo acqua dagli occhi.
Insomma, stamattina non ero triste, ne` arrabbiata, ne` tantomeno amareggiata o arrabbiata.
Ero. Semplicemente. E non e` cosa facile.
Per una come me abituata ad analizzare, a studiare, capire, definire, sezionare, il tempo di essere e basta non arriva mai.
Mi sono chiesta varie volte quale potesse essere la mia definizione di felicita`, che a quelle universali non riesco ad adeguarmi, senza darmi risposte valide.
Valide per me per lo meno, alla gente basta poco, in fondo. Forse anche loro trovano piu` importante porre le domande che non ascoltare le risposte.
Credo che per me la felicita` sia l'assenza di pensiero: quei rarissimi spicchi spazio-temporali in cui sono. Quando sono fatta solo di pelle e terminazioni nervose ed emozioni e pelle d'oca e peli ritti per i brividi lungo la schiena, o sorrisi sinceri e inattesi, o coagulo caldo nello stomaco, fuochi facui traditori sulle guance o ancora liquido tiepido che scivola dalla gola fino alle gambe o viceversa e poi battiti accellerati e discontinui.
Ecco, in questi momenti forse sono e sono felice.
Come quando, appena dopo essere arrivata in ufficio, mi e` apparso un sms sul cellulare: "mi sono ricordato che ti dovevo mandare baci da tempo". Mentre lo leggevo e` fiorito un sorriso sulle labbra e partiva da dentro, di quelli che neanche le mani sulla bocca possono nascondere perche` tanto strabordano dagli occhi che si accendono, da ogni poro della pelle che si arriccia di piacere e diventa piu` luminosa.
Forse quello che mi manca, quei vuoti di cui avverto la presenza costante, netta, e` proprio questo: l'imprevisto, l'inaspettato, la sorpresa che non mi dia il tempo di pensare e mi permetta di essere.
Capisco di chiedere tanto: ancora emozioni improvvise e gioie inattese dopo anni, in un rapporto consolidato, con le sue leggi e i suoi bravi piedini disegnati sul pavimento, come nelle lezioni di danza.
Ma non riesco a rassegnarmi, non capisco quando e` stato e come sia potuto succedere che mi abbiano tolto da sotto il naso i pacchetti che erano sotto l'albero.
Non voglio smettere di credere a Babbo Natale, gia` il Principe Azzurro mi ha lasciata vedova prematura.
Voglio ancora parole morbide, da accarezzare, e presenze regalo e assenze non volute, ma inevitabili, con optional di nostalgia da succhiare insieme; voglio ancora baci nello stomaco e carezze pulsanti nelle tempie.
Non credo che ci siano colpe o responsabilita`, ma non voglio neanche credere che cosi` sia normale, che debba essere cosi`.
Mentre tornavo a casa in macchina ho acceso la radio, cosa che ultimamente non faccio mai, per non disturbare i miei pensieri.
"... che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito
e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io... "
C'era Guccini. La nostra canzone.
Non una canzone a caso, che sarebbe stato meglio perfino il rosario su Radio Maria, no, la nostra canzone.
La canzone.
Si`, perche` di nostre canzoni ce ne sono tante quanti sono stati i momenti da ricordare, ma quella e` speciale, c'era lei di sottofondo quando tra le lacrime e` spuntato un "ti amo", quando per un solo singolo e speciale attimo ho potuto credere e sentire, senza domande e senza risposte, che le prime erano svanite e le seconde inutili.
Forse posso riprendermi quello che mi e` stato rubato, si tratta solo di capire dov'e` il bottino, il ladro non conta.
 
Otto - Non dire falsa testimonianza


Troppe sigarette stasera.
Ho guardato il posacenere e mi sono quasi spaventata, chissa` quante ne ho fumate senza neanche accorgermi, cosi` per riflesso condizionato: una per ogni nuovo filone di pensieri.
Sono seduta sul letto: cellulare accanto, nella speranza che l'sms di stamattina non fosse figlio unico; posacenere e accendino abbastanza vicini da non dover rilevare coscientemente il loro utilizzo; libri letti a meta` impilati intorno in ordine di momentanea simpatia; carta e penna, volevo scrivere, ma sono stata capace solo di riempiere il foglio di scarabocchi psichedelici; una bottiglia d'acqua accanto al letto, la mia coperta di Linus; pensieri sparsi, persi e sperduti un po` in giro, come i capelli che mi ritrovo attaccati al cuscino la mattina, un distacco che non avverto neanche, come se non fossero mai stati miei.
Questo e` il mio accampamento, la mia cuccia stasera: televisione accesa col volume tutto abbassato, dama di compagnia post moderna, stereo sintonizzato su una radio qualsiasi, che non e` la musica che importa, ma sentire delle voci in questa casa sempre vuota.
E` la sera degli inventari, del celomanca, delle decisioni importanti mai messe in pratica.
Ultimamente e` diventato un appuntamento fisso con me stessa, forse perche` non ho alternative migliori tra cui scegliere.
Il cerimoniale e` sempre lo stesso: arrivo a casa, mi spoglio, mi preparo qualcosa da mangiare, me lo porto a letto e poi, metodica e rilassata, comincio a grattarmi con le unghie sotto pelle, giu`, in fondo, per capire a quanti gradi di verita` posso arrivare.
La verita`.
In questa storia la verita` e` la vera protagonista: noi siamo sempre onesti, sinceri, ci diciamo tutto e lo facciamo fuor dai denti, anche quando questo significa ferire, litigare una volta in piu`, offendere.
Abbiamo sempre creduto che non raccontarsi menzogne a lungo andare paga: stiamo ancora aspettando, forse.
Quanto a me, beh, forse qualcuna me la dico, cosi`, per darmi un contentino ogni tanto.
O forse non sono neanche bugie, sono solo forme diverse di realta`, un po` piu` morbide, meno taglienti, a volte confuse, spesso interpretabili, per lasciarmi uno spazio, una via di salvezza.
Mi racconto che i miei moti di rabbia sono dovuti alla sua carenza di attenzioni, che non si preoccupa e non si occupa di me, che e` egoista.
Forse e` vero, ma e` vero anche che sono stanca.
Le stesse cose mesi fa mi avrebbero fatto sorridere condiscendente, o al limite mi avrebbero spinta a parlargliene poi con calma.
Mi dico che non fa troppa differenza se c'e` o non c'e`, che tutto sommato sto bene anche da sola.
Ma e` come quando si e` a dieta: magari mangi abbastanza da essere sazio, ma questo non vuol dire che tu sia soddisfatto. Io, da sola, sono semplicemente sazia, quando sono con lui mi sorride anche l'ombelico.
Giustifico il mio rimanere con lui con la speranza che torni ad essere la persona di cui mi sono innamorata, perche` e` palese che e` lui ad essere cambiato, ad essersi chiuso, allontanato.
E io? Io che non controllo piu` le parole e non sono piu` capace di sorridere e aspettare, che non ho piu` forza nelle mani e coraggio nelle scarpe.
Ma forse la falsita` piu` grossa che mi racconto e` che abbiamo bisogno di definire il nostro rapporto.
Che abbiamo bisogno di prenderci un impegno chiaro, evidente.
Che ci vuole un nastro di un colore preciso che ci tenga legati insieme.
La tesi e` che se ci fosse questa insegna sulle nostre teste io mi sentirei meno insicura e avrei meno bisogno di conferme e attenzioni, che forse pretenderei meno, sarei piu` rilassata, sapendo di essere voluta, di avere un "contratto".
Stronzate.
E` come quando hai la dispensa o il frigo pieni di barattoli di conserve: solo se non sai cosa c'e` dentro hai bisogno di metterci sopra un'etichetta, altrimenti ti basta guardare attraverso il vetro.
Noi ci siamo offuscati, oppure non so piu` cosa c'e` dentro.
Squilla il cellulare: so gia` che e` lui e potrei quasi mettere per iscritto quasi tutto quello che ci diremo.
Buonanotte.
Da quando e` diventata cosi` irrilevante per il mio sonno la sua buonanotte? Forse da quando cio` che sento ha deciso di andarsene in letargo: inutile augurare la buonanotte a chi dorme gia`.
E` un'altra bugia: se non chiamasse mi ferirebbe.
Pero` ora che lo ha fatto quasi non mi importa.
Funzionano solo i negativi delle nostre foto, ultimamente.
 
Nove - Non desiderare

E` gia` venerdi` e io no.
Nel senso che non sono affatto nello stato d'animo da fine settimana.
Non mi sento per niente in aria da vacanza, forse e` solo mancanza di sonno: i pensieri a me fanno lo stesso effetto del caffe` e dopo la serata inventario ieri ho fatto una fatica tremenda ad addormentarmi.
Stamattina avrei voluto dormire ancora, poi mi sono detta "dai che e` l'ultima, domani si dorme" e ho strisciato fino al bagno, dove ho potuto constatare, guardandomi allo specchio, che non mi prenderanno mai ad esempio per una pubblicita` delle merendine.
Ma d'altra parte, chissene.
Sono una lagna, lo so.
Non sono forse mai uscita dallo stadio ofelia dell'adolescenza: mi crogiolo ancora nei miei dolori raccattando polvere in giro con il lungo strascico nero. Bisogna che trovi qualcosa contro cui farlo impigliare.
Dovrei imparare a prendere le cose con piu` filosofia, ad aspettarmi di meno, a preoccuparmi di meno.
Ci pensero` lunedi`.
Oggi sono concentrata sul viaggio di domani: andiamo a trovare degli amici che stanno ad un centinaio di chilometri.
Saremo io e lui in macchina. Niente persone, o computer, o televisione che fanno alternativamente da riempitivo, paravento, filtro.
Continuo a pensarci e a immaginare possibili discorsi da intavolare, a cercare parole air bag per non farsi troppo male.
Mi riempio la testa di se e speriamo che.
Dovrei smetterla.
Smetterla di passare il tempo in una dimensione parallela al nostro rapporto in cui vivono in un'insana confusione i miei vorrei e gli avrei voluto, le temute proiezioni dei "se continuiamo cosi`", i paragoni con cio` che eravamo o avremmo potuto essere: la terra degli imperfetti, intesi come tempi verbali e non solo.
Nei rari momenti in cui vengo a patti con me stessa riconosco che questo e` l'uomo che ho scelto e che, essendo io profondamente schizzinosa, non deve poi essere cosi` male.
Non e` poi cosi` male.
La gente mi annoia, per la maggior parte, spesso mi infastidisce, altrettanto spesso mi risulta trasparente.
Lui no. Noia no, proprio mai.
E senza fare nulla di particolare.
E` vero, ci sono cose bellissime che non vivono piu` qui, come quando i figli vanno all'universita`.
Andando in ufficio oggi, mentre ero ferma ad un semaforo rosso mi e` tornata in mente un'immagine vivida e dolorosa come uno schiaffo: noi due che, per gioco, ma un gioco da adulti, sfruttavamo ogni semaforo rosso per baciarci.
Non e` la prima volta che un'immagine come questa mi lascia quasi senza respiro, e non sara` l'ultima.
Noi che passiamo un giorno intero in un letto, lui che dice "dovremmo fare piu` vita sociale" prima di affondare dentro di me; io che non so impedirmi di sorridere solo perche` mi accarezza una mano mentre siamo fuori con amici; noi che inventiamo storie e diamo i nomi ai figli che forse non avremo mai, nudi nel letto e giocando a farci ridere; noi che ci facciamo stare bene.
Sono come istantanee, cartoline di luoghi visitati, scovate in un vecchio cassetto. Solo che in quei posti io non ci posso tornare. E in quei posti e` con l'uomo che amo davvero che sono stata.
Con l'uomo che mi passava l'acqua prima che la chiedessi, che stava al telefono con me finche` non mi sentiva sorridere, che faceva quattrocento chilometri solo per passare con me la notte.
Il mio attuale compagno deve temere solo un uomo, solo di lui essere geloso: dell'uomo che era.
Si`, lo so, non si puo` amare un fantasma.
Devo ricominciare a vivere davvero, non come se tutto cio` che mi rimane di questa storia fosse un album di cartoline e foto ormai sbiadite.
Le persone non cambiano cosi` tanto.
Si dice che le donne scelgano uomini che le soddisfano a meta`, pensando di poter poi cambiare il resto secondo i loro desideri.
Io no, io avevo un uomo da amare tutto intero.
Non e` possibile che di lui mi sia rimasta meno della meta`.

Dieci - Ama il prossimo tuo


Ancora una notte pressoche` insonne.
Ultimamente dormire per me sta diventando un lusso.
Ed e` strano, perche` di solito quando sto male dormo tantissimo: e` il modo che ha il mio fisico di evitare i problemi, o forse di ripristinare le energie per affrontarli.
Insomma, alla fine stamattina non ho sentito la sveglia, o meglio, devo averla sentita, ma il mio cervello ha registrato il fatto come se stessi sognando di cantare la canzone che davano alla radio.
Risultato: mi sono vestita in modo poco adeguato all'occasione e al clima, ho messo in borsa cose del tutto inutili e lasciato a casa quelle indispensabili.
Last but not least, non sono riuscita a svegliarmi con calma per cui ora sono un condensato di affabilita` e socievolezza.
Siamo partiti da poco e a parte "buongiorno" e "ho fame" non ho detto altro, devo essere la compagnia ideale per un viaggio.
Un traffico inusuale e inatteso per essere un qualsiasi week end di Febbraio ha completato l'opera facendomi innervosire: a quel punto per me uscire dal mutismo era impossibile a meno di non lasciarmi macerare tutta tranquilla nella mia incazzatura.
Come se non bastasse sono stata assalita da una crisi di tristezza immotivata, di quelle che ti stringono alla gola e senti che non vorresti far altro che urlare e piangere, ma non sai perche` e non sai cosa. Non credo sia, come molti maschietti tendono a liquidare la cosa, un caso di paturnie da sindrome premestruale, semplicemente ci sono dei momenti in cui vorrei piangere come se avessi un dolore grandissimo da sfogare, come se dovessi tirar fuori tutta la sofferenza che ho dentro, solo che non so di cosa si tratta.
L'unico modo a questo punto per tirarmi fuori da questo stato d'animo e` un vigile e attento silenzio.
Questa volta ha fatto la cosa giusta.
Mi ha lasciata in pace e, nelle rare occasioni di interazione, e` stato gentile, non si e` spazientito.
Questo mi ha permesso di uscire dal mio limbo "tuttoilmondomiodia".
Ora sono tranquilla.
Ora gli dico "Grazie".
Mi guarda stupito e anche un po` divertito, chiedendomi perche`, ma lo sa gia` il perche`, e` uno di quei perche` che si dicono quando si ha bisogno della propria dose di parole per credere a quello che sta succedendo.
Quel "grazie" ha dato la stura al torrente delle cose non dette o troppo urlate.
Cosi`, naturalmente, senza un attimo di esitazione e senza che le spiegazioni siano necessarie come opera riparatrice di un litigio, gli racconto il perche` del mio vomitare acido, gli parlo di cosa mi manca e di cosa mi infastidisce.
Ho preso i miei sentimenti e li ho rovesciati sul tavolo, come si fa con le tasche dei pantaloni, e ora li sto mettendo in ordine: chiavi da una parte, monetine dall'altra.
E mentre ne parlo tutto e` piu` chiaro, forse anche piu` onesto, soprattutto ai miei occhi.
Ho smesso di cercare di dimostrarmi che io non ho colpe in questa storia, che se va male non dipende da me.
Ho messo da parte i filtri e sto parlando a lui come se stessi scrivendo per me stessa.
Lui mi risponde allo stesso modo, parlandomi delle sue difficolta` e provando a capire meglio le mie, avanzando ipotesi.
Questa volta cercando di fare in modo che le parole servano davvero a sentirsi piu` vicini, senza trincerarsi dietro "sono fatto cosi`" o "non lo so perche` mi succede".
Mi racconta della sua stanchezza, del fatto che e` piu` facile rimanere chiuso nel suo mondo che cercare di gestire una vita con le sue relazioni complicate, gli ricordo che da quel mondo forse lui non e` mai uscito, ma almeno una volta lasciava entrare me.
Stiamo cercando di essere completamente onesti, soprattutto con noi stessi, anche a costo di essere duri, anche con noi stessi.
E mentre parliamo io mi commuovo.
Mi commuovo per come e cosa eravamo, per quello che siamo ancora, per quello che avremmo potuto essere e per quello che forse saremo.
Mi commuovo come non mi succedeva da un tempo che non ricordo oppure ho rimosso.
Ma e` una commozione che non mi fa cedere: gli parlo della mia disillusione, con gli occhi lucidi e la voce che trema, gli spiego che non so se credere ad un altro tentativo, che non e` una questione di scarsa fiducia in lui, ma semplicemente la consapevolezza che siamo troppo provati e demotivati per non chiedersi se abbiamo qualche straccio di probabilita`; che forse quello che ci tiene insieme e` solo la paura di ricominciare, di rivivere le stesse cose pero` senza cerimoniali tranquillizzanti; che e` umano e normale chiedersi se non si tratterebbe solo di una ennesima tregua, uno dei tanti periodi di calma apparente che attende solo di sfociare nell'ennesima crisi.
Rallenta, accosta, ferma la macchina e posa la testa sulla mia spalla.
Rimane cosi` per un tempo che non so misurare.
Poi mi guarda e mi chiede: "Riusciremo mai essere felici insieme?".
Gli sorrido e gli rispondo: "Lo siamo gia` stati".