La casa - Sergio Endrigo  

 
"ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero."


- Hai sbagliato! -
- Come ho sbagliato? - e mi guardava con quell'espressione tutta sua tra il riso colpevole e l'indignato, mentre si toglieva gli occhiali, che` per riconoscere me, prima e unica e amatissima nipote, non ne aveva bisogno.
- Si`, hai sbagliato, li` non dice "avevano posato i bagagli", dice "avevano posato i fardelli" - e mica lo sapevo cosa volesse dire "fardelli", ma sulla favola c'era proprio scritto cosi`.
Adoravo avere la febbre da piccola: papa` mi comprava Topolino e le Ziguli`, la mamma mi cantava le canzoncine e mi teneva la mano fresca sulla fronte, la nonna mi raccontava filastrocche dal sapore antico di cui oggi non ricorda piu` le parole e mi leggeva le mie favole, quelle che sapevo a memoria e di cui lei saltava pezzi o cambiava parole solo per il gusto di vedere me che arricciavo la fronte, mi tiravo su a fatica ed esclamavo "hai sbagliato!".
Sorrideva la nonna, perche` le persone solide sorridono, e sorride adesso perche` sa che la leggerezza e` l'unico modo per affrontare ogni tipo di questioni.
Ed io vorrei averlo ereditato quel sorriso.
 
Una ragazza in due - I giganti


"Mai le dirò
che credo in lei, no!...
la tratterò male,
e mi amerà, poi mi amerà,e mi amerà!"


- Possouscirepossouscirepossouscire? -
- Smettila di fare la lagna, lo sai che puoi uscire solo dopo avermi aiutata con i mestieri e poi se esci adesso ti perdi il programma di papa` in radio. -
Papa` faceva il deejay in una radio locale, il suo programma si chiamava "Made in Italy" e andava in onda alle tre del pomeriggio.
Io e la mamma facevamo i mestieri ascoltando papa` e canticchiando le canzoni: Battisti, Dalla e canzoni anni '70 soprattutto.
Una volta papa` mi ha portata in radio.
Era un'occasione speciale, di solito non mi voleva tra i piedi: lo supplicavo di portarmi con lui allo stadio, la domenica, o in radio o in qualsiasi altro posto che diventava interessantissimo e ambito solo per il fatto che lui ci andava e io no.
Quel pomeriggio pero` decise che si`, potevo andare con lui.
Mi ricordo una stanza tutta bianca e me seduta su una sedia altissima di fronte a degli affari pieni di levette e lucine, con delle cuffie troppo grandi per me che mi facevano sembrare un fungo.
A volte ancora oggi quando faccio i mestieri con la mamma e cantiamo ancora insieme, ripenso a quel pomeriggio, a quella stanza, alla magia di gesti che non capivo, al sentirmi parte di una cosa piu` grande di me, al fare parte davvero della vita di papa` per una volta e mi sento ripagata di tutti i silenzi e i "non puoi" e i "non e` abbastanza".
 
Futura - Lucio Dalla


"nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
[...]
e se è una femmina si chiamerà Futura."

- Che avete fatto oggi a scuola? - la mamma teneva a fatica la scala ferma a papa` che cambiava la lampadina in bagno.
- Tema d'italiano - naso in su e aria critica.
- Su cosa era? -
- Il carnevale e le maschere -
- Ah. E tu cosa hai scritto? -
- Che lo odio perche` sono sempre malata quando arriva. -
- Ma povera - sorriso, uno di quelli che sono delle vere e proprie carezze, quelli che solo le mamme e le donne davvero innamorate sanno avere - e poi? -
- E poi che voglio un fratellino -
- Ancora? Ma non lo puoi mica scrivere in ogni tema! - sguardo un po' dispiaciuto e un po' complice con papa` - Ma vuoi un fratellino o una sorellina? -
- Boh, basta che sia simpatico -
- Come lo chiamiamo? -
- Mio. -
 
 
Un'emozione da poco - Anna Oxa  


"io non vedo più la realtà
né quanta tenerezza ti dà la mia
incoerenza pensare che vivresti
benissimo anche senza."


(1979)
La cravatta rubata al nonno di nascosto. Il nodo e` perfetto, non so come abbia imparato a farlo o da chi, papa` non porta quasi mai la cravatta.
I capelli corti non sono un problema, mamma dice che potro` lasciarli crescere quando saro` capace di asciugarli da sola.
Un oggetto di forma allungata a mimare il microfono e sono pronta.
Lo specchio, lungo e basso, del mobile bar di casa della nonna e` il mio pubblico, le mie telecamere.
Non serve niente altro, la mia fantasia basta ed avanza, i movimenti sono gli stessi, le parole vengono solo mimate "c'e` una ragione che cresce in me e l'innocenza svanisce", mi vergognerei troppo se qualcuno mi sentisse e venisse a vedere cosa faccio.

(1999)
La cravatta rubata al mio uomo di nascosto. Il nodo e` perfetto, non so come abbia imparato a farlo o da chi, papa` non portava quasi mai la cravatta, il mio uomo solo in occasioni speciali.
I capelli, biondi e lunghissimi, raccolti sotto il Borsalino.
Il seno costretto sotto una fascia, quasi fino a sentire dolore.
Non serve niente altro, la mia fantasia basta e avanza.
La mia fantasia e Miriam in vestito da sera e gambe aperte sul mio letto.
 
Oceano - De Andre`


"Ma se ci tieni tanto
puoi baciarmi
ogni volta che vuoi."


Potevo sentirlo arrivare.
Non e` che facesse rumore, no, solo io sentivo la sua presenza come una specie di solletico alla base dei peli sulle braccia e sul collo.
Ero disarmata, pero` avevo ancora i denti e le unghie.
- Verserai sangue fino a riempire catini - mi sibilo` nell'orecchio, facendomi restringere lo stomaco per lo spavento e l'eccitazione.
E come ogni pomeriggio dei nostri quindici anni continuammo a rincorrerci per la casa, braccandoci sui divani, minacciandoci con bombolette di spray anti-zanzare e fermandoci, esausti, per intessere discorsi demenziali che divertivano solo noi.
Ma poi veniva la notte e io sgusciavo fuori dalla finestra della mia camera, di nascosto, per andare a sedermi sui gradini della scala che portava alla porta d'ingresso di casa sua, dall'altra parte della strada.
L'appuntamento era fisso alle due di notte, quasi non parlavamo, quasi non ci guardavamo, avevamo nella testa le canzoni ascoltate nel pomeriggio e io credevo ancora che gli uomini che non mi baciavano fossero stupidi.
 
 
Amica - Eugenio Finardi


"Ma ora devi partire
anche il più bel fiore deve appassire
non so bene il perché
ma ci dobbiamo lasciare
ed io mi sento morire."

Non si poteva andare in bagno a casa loro.
Cioe`, si poteva, ma bisognava starci il minimo indispensabile, perche` altrimenti uno dei due si piazzava dietro la porta e:
- Che fai? Perche` ci metti tanto? Stai guardando i giornali eh? Ma ti tocchi pure? - e i giornali erano la pila di riviste porno ammassate sulla lavatrice, di fronte al water.
Dopo un po' ci facevi l'abitudine, come facevi l'abitudine a Coco` che dichiarava il numero delle pippe giornaliere col tono di chi legge le estrazioni del lotto (e devo dire che i numeri erano piu` impressionanti) o ad Andrea che ogni tanto, a meta` discorso, chiedeva:
- Un'orgetta? Dai, una cosa tra amici, senza complicazioni, dai. -
Io e Sara ci guardavamo e non sapevamo se ridere o indignarci.
Li avevamo conosciuti quasi per caso, poi casa loro era diventata la nostra meta quotidiana, una specie di rifugio e cabaret dove non pagavamo il biglietto. Una sera dovevano prepararsi per uscire, noi eravamo capitate li` senza preavviso come al solito.
- Dai, venite in bagno con noi. -
Andrea davanti al lavandino si radeva, Coco` sotto la doccia, io seduta sul water e Sara sul bidet.
Chiacchieravamo.
Era normale.
Coco` parlava col suo pisello:
- Ue`, stasera se rasca, stasera se rasca" con aria di filastrocca allegra e dopo qualche minuto - cugghione, statte calmu, te sta piu pe culu -.
Era normale.
Io ero gelosa della donna con cui avrebbe cenato Andrea, il mio Andrea quello che suonava la chitarra e mi cantava Patience dei Guns 'n' Roses guardandomi negli occhi.
Era normale.
 
 
Preso blu - Subsonica


" ma sai dirmi dove sei,
se ti chiedo dove sei"


Che palle 'ste feste: il vischio, i baci, le risate. Tutto finto.
Vabbe`, ormai mi sono lasciata convincere a venire, ma mica mi devo divertire per forza.
Qua, mi metto in questo angolo e mi fumo le mi sigarette ostentando la mia aria immusonita.
Che` poi non sono neanche sola, c'e` quello laggiu`, attaccato al termosifone, che sembra soffrire la stessa malattia.
Pero`, carino: occhi verdi, carnagione chiara, capelli neri, lineamenti eleganti. Mh.
- Ciao. -
- Hi. - e sorride.
Oddio, e` del gruppo londinese: e mo che gli dico? Sara` pure carino, ma non so se vale lo sforzo di parlare inglese.
Fumo.
Ci penso.
Non serve.
Mi risorride, mi fa un cenno con la testa verso la porta.
Un attimo dopo passeggiamo per le strade deserte e romanticissime (o almeno cosi` ci sembra) del centro.
E poi giorni di mani e pelle e saliva e gambe che tremano su un letto occupato da noi tre: io, lui e il dizionario di inglese.
E prendersi in giro per i suoi troppi "thanks" e il mio uso indiscriminato di "sorry" e "pardon".
E poi a vent'anni si raggiunge il livello massimo di competenza nel ferire le persone che ci piacciono.
E adesso so qual e` la differenza tra sorry e pardon e so anche la differenza tra un uomo di valore e una ragazzina innamorata del
dolore.
E avrei molti "grazie" da dirti, Mr Thanks, se sapessi dove sei.
 
 
Vorrei - La cura - Ti sento (trittico)  


Vorrei - Francesco Guccini

"Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito"


(Luglio 2000)
Baciami. Baciami. Baciami.
Mi illudo che ripetendolo tante volte nei miei pensieri si possa avverare.
Nessuna stella cadente, ne' una torta con candeline su cui soffiare, onestamente piu' che un desiderio, una necessita'.
Giulio l'ho rivisto ieri sera dopo forse un paio di anni.
Mi aspettava davanti alla stazione, non l'ho individuato subito.
Poi l'ho visto, mi ha fatto un effetto strano, ho avuto quasi voglia di andar via e non farmi vedere.
Ho realizzato subito che non potevo: mi aveva gia' inchiodata con lo sguardo, gli anni trascorsi sono scomparsi per incanto.
Siamo usciti con amici, un po' di imbarazzo inevitabile all'inizio della serata.
Adesso a casa mia.
Caldo.
Luci basse.
Mani e occhi che non sappiamo dove posare.
Ci incrociamo in mezzo alla stanza, un abbraccio lungo.
Sollevo il volto, le labbra strategicamente vicine alle sue e penso "baciami baciami baciami".


Ti sento - Ligabue

"io ti sento al punto che disturbi
al punto che è gia tardi"


(Luglio 1997)
"Ma che fa, mi bacia?" ho pensato interdetta mentre Giulio si avvicinava pericolosamente con le labbra all'incavo del mio collo.
Mi rendevo conto di essere una tentazione, mentre lavavo i piatti mostrando le spalle opportunamente scoperte da un accenno di maglietta.
Marco dopo cena si era chiuso in bagno a farsi una doccia e Giulio mi faceva compagnia mentra sbrigavo le ultime faccende.
Eravamo spesso insieme noi tre: io e Marco avevamo una relazione e Giulio era la nostra ipotenusa.
Cenavamo insieme, uscivamo insieme, passavamo ore nella stanza di Marco a chiacchierare di musica, computer e feticismi vari.
Insomma, io ero la Ginevra del caso, anche se Giulio non era proprio il tipo del Cavalier Servente, anzi, in modo un po` infantile, di solito
manifestava la sua attrazione - consapevole o meno, lui nega - per me fingendo di picchiarmi o insultandomi per gioco.
Io avevo sempre rimosso tutto, Giulio era solo un carissimo amico.
Che mi stava dando un bacio sul collo.


La Cura - Franco Battiato

" Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te."

(Luglio 2002)
Mi ha baciata lentamente, quasi avesse paura di vedermi sparire.
Questo bacio ha il sapore della pizza e delle olive e del salame e delle lacrime che ci ho versato sopra quando, a tradimento, mi ha guardata
negli occhi, i suoi lucidi e commossi, io terrorizzata che volesse dirmi qualcosa che non volevo sentire, e mi ha detto, quasi con aria
interrogativa "ti amo".
E io non ho risposto, che l'amore non ha bisogno di risposte, ne` di domande, che` l'amore non e` bisogno, ma cura.
 
Bonus track - Piccola stella senza cielo (Ligabue)


"Ti brucerai
piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
perché ti tiene su soltanto un filo, sai"


- sono stanca, ho sempre tante scelte da fare e spesso tra le opzioni non me ne piace neanche una e le cose che vorrei non sono mai tra le opzioni possibili e ... -
E non riesco a parlare perche` sto cercando disperatamente di non piangere ma le lacrime cercano un posto dove andare e hanno scelto la mia gola.
Io so che presto ci staranno strette. Provo a ricacciarle piu` giu`, dove fanno piu` male, ma almeno stanno piu` larghe.
- piccola stella ... -
E mi guarda come se volesse smontare il mondo e regalarmene un pezzo alla volta, ma non sapesse da dove cominciare.
- a volte ho l'impressione che la mia vita sia un continuo adeguarmi a quella degli altri e che agli altri infine non importi poi tanto che io ci sia -
Lo so, e` rabbia repressa, e` tristezza arretrata, e` voler essere sempre al meglio senza tener conto della mia natura umana. Ma non posso farci nulla. O almeno cosi` mi pare.
- e` che tu vorresti un mondo che non esiste, un mondo magico dove le cose vanno come vorresti-
Annuisco, mentre realizzo che le lacrime hanno avuto la meglio anche questa volta e si sono scavate un varco attraverso i miei occhi.
Nonostante questo c'e` ancora qualcosa che preme dentro per uscire e lo libererei volentieri se sapessi cosa. Se sapessi come.
- bisogna trovare una soluzione - dice, e lo dice in modo cosi` convinto che quasi ci credo - per lo meno prima che tu muoia disidratata a forza di piangere - continua, provocando un mio sorriso e facendomi sentire come un temporale estivo, quando piove col sole.
- cerchiamo un altro mondo? andiamo via? -
Annuisco ancora e prendo i bordi della sua t-shirt, un po' cincischiandoli e un po' tirandoli verso di me.
- andiamo a vivere sotto la mia maglietta? - chiede e la tira su.
Ci infilo sotto la testa e poggio la guancia sulla sua pelle.
E` un altro mondo.
Lui e` il mio mondo.