Luna Park

Me lo diceva tutte le volte, quando mi vedeva accigliato, me lo diceva e mi scompigliava i capelli, sempre troppo lunghi per i suoi gusti, sempre troppo adatti allo scompigliamento per i miei.
Pero` lei poteva. Lei poteva scompigliarmi i capelli, poteva dirmi che ero carino e poteva baciarmi sulla fronte.
Lei mi diceva cose che non capivo ma che cercavo di ricordare, come se sapessi che prima o poi mi sarebbero state utili.
Bisognerebbe ricordare, vivere le cose sempre come se dovessimo fotografarle e portarle con noi, nella memoria, perche` a volte, quando ne capiamo il valore, non ci sono piu`.
Come quando.

Lei mi portava a passeggiare nei campi e io non riuscivo ad ascoltarla, fissavo il sole e pregavo che non tramontasse troppo presto; mi raccontava storie della sua infanzia, della nostra famiglia, mentre puliva i fagiolini e io li contavo, sperando che non finissero troppo presto; mi abbracciava e io mi divincolavo, perche` non finisse prima di quello che avrei voluto.

Quando ero stato particolarmente bravo poi, mi portava anche al Luna Park: non me ne fregava niente delle giostre, le giostre erano un divertimento a tempo. Un tempo troppo breve. Le giostre erano roba per i bambini felici.
Pero` al Luna Park c'era il Mago Maffa:
- Veeeeeeeeeenite tutti con fiducia al Mago Maffa! -
urlava, col panciotto traslucido che sembrava sempre che dovesse scoppiare, mentre sventolava una bombetta rossa che doveva aver avuto trascorsi turbolenti.
- Predico 'o passat', present'e ffuturooo, cose vere, cose false, sisal,ammore, soldi, lavoro e previsioni del tempo, mannaggialoste! Veniiiiiite, venite con fiducia amme`, che senno` il futuro mi diventa passato e io che vi prediche, eh? -
Lei cercava sempre di portarmi via da li`, quell'uomo non le piaceva, lei che portava attaccato alla catenina con la croce un pacchetto contenente un pugno di terra raccolto dal terreno dov'era sorta la nostra casa, lei che si arrabbiava quando incrociavo gli occhi "perche` passa l'angelo e ti fa rimanere cosi`", lei che se volevi che si arrabbiasse bastava farle un regalo in anticipo sulla ricorrenza.
Io il Mago Maffa lo adoravo. Il Mago Maffa non si stancava mai di urlare.
- Forza bellezze, accattatevi la premonizzione! Forza gente: premonizzioni per maschi, per femmine e femminielli, mannaggialoste! Accattatevi la fortuna, che se non e` a voi e` a chillu ricchione del vostro vicino. - e sbandierava amuleti di plasticaccia sbrilluccicante.
Forse mi piaceva proprio per questo: perche` era finto, perche` non c'era niente da capire, perche` non mi dava l'impressione che ci fosse dell'altro, dietro, dopo.

E adesso vorrei ricordarmi, oltre alle frasi del Mago Maffa, il calore della mano di mia nonna che teneva la mia, fragile eppure cosi` ferma; vorrei ricordare il colore del suo sorriso tutte le volte che mi guardava non vista, che` io, come tutti i bambini, diventavo insofferente sotto gli sguardi amorosi; vorrei ricordarmi le filastrocche che mi raccontava, seduta sulla sedia a cui erano stati tagliati i piedi per renderla a sua misura, e il suono della sua voce.

Vorrei soprattutto ricordarmi quella cosa che mi diceva sempre quando mi vedeva accigliato, quella cosa che aveva a che fare con la felicita`, perche` sono sicuro che, se la ricordassi, ora saprei come fare a vivere le cose senza sentire quel dolore agrodolce alla bocca dello stomaco, quella sensazione che mi impedisce di godermi qualsiasi cosa per il terrore che finisca, la sensazione dell'assenza della cose, delle persone ancora prima che mi vengano a mancare .