Al di la`
Erano le cinque di mattina della
domenica e noi eravamo in quel letto dalla sera del venerdi`, ne eravamo usciti
solo per andare in bagno e preparare qualcosa di veloce da mangiare.
Ero stesa su di lui e cercavo di togliermi dal viso i capelli, dagli occhi,
dalla bocca.
Lui mi guardava fisso negli occhi con quello sguardo che non riuscivo mai a
reggere e mi faceva tremare le ginocchia e mi faceva sentire nuda fino alle
ossa, quello sguardo da "so chi sei e cosa vuoi, ma non ho ancora deciso se
dartelo o giocare ancora un po' con te".
Mi guardava, rideva e mordendomi sul collo mi diceva:
- Non verro` mai a vivere a Torino. -
- Perche`? -
- Perche` non voglio rischiare di dormire due ore appena ogni notte. -
- ... - tacevo e aggrottavo le sopracciglia.
Sapevo che era una delle sue frasi ad effetto, quelle dopo le quali aspettava
che io chiedessi "e allora?" per affondare il colpo li`, dove la carne e` piu`
tenera, e lasciarmi senza fiato, senza parole
con un'espressione che, senza la giustificazione firmata dalla passione, sarebbe
stata ebete.
Se non lo avessi amato come lo amavo, al di la` di ogni spirito critico e tubetto
di dentifricio schiacciato a meta`, l'avrei odiato: io non restavo senza fiato,
io non restavo senza parole, io non restavo. Mai.
Non dovevo.
E allora tacevo, mi prendevo le mie piccole, stupide, inutili rivincite, che`
tanto lui aveva gia` quattro alberghi in Parco della Vittoria e perquanto io
mi dibattessi e mi agitassi e provassi a dimostrare che no, non ero vinta, battuta,
conquistata irrimediabilmente lo sapevamo entrambi che erano solo energie sprecate,
che, anzi, piu` mi dimenavo e piu` acceleravo la discesa nel gorgo.
E allora cedevo.
- Cioe`? -
- Cioe`, visto che fra due ore parto e noi siamo ancora qui svegli...-
- Vabbe`, ma che vuol dire, poi a vedersi tutti i giorni certe voglie un po'
passano, ci si rilassa. -
- Non so se mi passera` mai la voglia di questo... -
e mi baciava sul collo, dischiudendo le labbra e affondando appena
i denti, quel poco che bastava per generare brividi.
- o di questo ...-
e scendeva lungo la gola, lasciando scorrere le dita sulla schiena, stuzzicandomi
fino a farmi dire, muovendo a fatica le labbra contro le sue, uno smozzicato
"bstrdo".
- o ancora di questo... -
e le sue mani ormai sapevano da sole dove e come andare, la bocca le seguiva
per solidarieta`.
- e di questo ...- e sapevamo che non avremmo dormito affatto.
- Promettimi una cosa. - sussurrava.
- Cosa? - rispondevo e pensavo "tutto".
- Che la prossima volta usciamo, come lo scorso week end, ho voglia di vivere
la tua vita, per sapere che odori sentire e che colori vedere e che suoni ascoltare,
quando mi parli dei tuoi giorni e delle tue notti in questa citta`. -
- Va bene - e tutto sarebbe andato davvero bene.
Saremmo andati a mangiare il gelato al parco, quello dove andavo sempre a leggere;
poi saremmo andati a casa di Gabriella e Daniele, che da settimane mi dicevano
"quando ce lo fai conoscere? lo sai che senza la nostra approvazione nisba"
e io temporeggiavo perche` gia` sapevo che l'avrebbero minacciato "se ci fai
soffrire la bambina, te la vedrai con noi"; poi saremmo andati in quella libreria
piccola del centro, quella odorosa di carta vecchia e colla, con il commesso
timido timido ma ferratissimo sui libri di filosofia, l'avrebbe amata; poi saremmo
andati al cinema e avremmo mangiato pop corn dallo stesso sacchetto e saremmo
rimasti seduti fino all'ultima riga dei titoli di coda, per lasciar defluire
l'emozione del film e delle mani sporche di sale e unto acrobaticamente infilate
sotto i vestiti nel buio; poi, tornando a casa, ci saremmo baciati sfruttando
l'occasione di ogni semaforo rosso e forse, ma non e` detto, avremmo aspettato
almeno di essere in ascensore per slacciare i primi bottoni.
E le abbiamo fatte tutte queste cose.
E ancora oggi lo amo al di la` di, non lo so al di la` di cosa, al di la` e
basta.
E ancora oggi giriamo insieme per piccole librerie sorridendoci da scaffale
a scaffale, di riconoscimento complice; ancora oggi mangiamo gelati al parco
e aspettiamo la fine dei titoli di coda.
Ma niente piu` impronte di mani unte sui vestiti e sale sulle cosce.
Niente piu` terremoti nell'anima e nelle ginocchia.
Ma tutto questo ci unisce ancora, al di la` dell'abitudine, al di la` di pelle
conosciuta e abusata, al di la` di occhi che si leggono anche al buio.
Al di la`.
E ogni tanto dico che avrebbero dovuto chiamarmi Cassandra e mi mancano un po`
le labbra che tremano sotto le sue.