Teatri di vita


Lo so, lo so, dovrei scrivere, studiare, telefonare agli amici e leggere un libro che oltre a costituire svago mi insegni anche qualcosa.

Ma c'e` un piccolo problema.
Mi sono accorta di essere troppo occupata a vivere.
Ma non a vivere del tipo "facciocosevedogente", no no, semplicemente a vivere del tipo respiro-sorrido-mangio-penso-sospiro-dormo.
E come faccio a spiegarvi che quando ho finito di fare queste cose non mi resta piu' tempo per altro? Non riesco a spiegarlo neanche a me stessa.
Eppure, agli occhi di un Osservatore Esterno potrebbe sembrare una vita vuota, insomma, questo signore (che poi non ho capito perche' gli Osservatori non si fanno mai i fatti propri, ma tant'e`) potrebbe pensare, con buona approssimazione e ragionevole dubbio, che io non combini nulla.
E in effetti.
Pero'.
Pero' io come faccio a raccontarvi della bellezza racchiusa nelle cose che mi circondano senza diventare retorica?
Come faccio a trasmettervi pezzi di vita con la loro dotazione d'emozioni?
Come faccio a spiegarvi di fatti ai quali non appartiene alcuno spessore sociale e temporale, eppure mi riempiono fino a togliermi il fiato?
Come faccio a parlarvi dei miei occhi lucidi e della mia gola gonfia di commozione, quando la sorella di mia nonna mi parla dell'euro?
Lei ha novant'anni ed e` zitella (che ai suoi tempi single non si usava) e ha sempre vissuto con le sue due sorelle, zitelle anch'esse.
Loro tre sono sempre state autosufficienti, facendosi da marito e moglie a turno, sbrigando affari pratici e sostenendosi nelle difficolta`.
Anche adesso che sono rimaste solo in due, che l'altra in quella casa ha lasciato solo tanto vuoto e vesti nere, continuano ad essere sorprendentemente autonome.
E allora la capite la rabbia di questa donna che mi guarda indignata e mi chiede perche` le abbiano fatto questo torto, a che pro giocare questo brutto tiro a lei che e` sempre andata in chiesa e ha sempre pagato le tasse: perche` le hanno tolto le lire, che lei, che quasi non ci vede piu`, ormai riconosceva al tatto?
E allora lo capite il mio dolore e il mio imbarazzo nel non sapere cosa dire per consolare questa donna tradita, che non si sente piu` capace di comprar nulla, che si sente messa in gabbia da pezzetti di carta e moneta?
E ancora, come vi racconto di quanto mi scoppia il cuore mentre arranco n bicicletta per le salite assolate delle mie campagne?
Quando tutto e` silenzio e luce e fermo, ma non fermo d'attesa, che non si aspetta nulla questa mia terra.
E allora lo capite il mio senso di catarsi e comunione col mondo, mentre affondo i piedi in questa terra bruciata dal sole e gli occhi in questo mare che ci e` amante e madre e giustiziere?.
Lo capite perche` non riesco a respirare finche` non arrivo qui, a sedermi sullo stesso scoglio da 30 anni?
Lo stesso pezzo di masso a strapiombo sul mare su cui mi sedevo da bambina con il nonno, che dopo cena mi portava a fare una passeggiata che aveva come meta questo luogo: qui ci fermavamo, io rapita dal luccichio del mare e dalla luce specchiata di una luna narcisa, lui che si accendeva una sigaretta e cominciava a raccontare di storie fantastiche d'orsi e bambini.
Come vi parlo del calore che mi abbraccia quando sono a cena con tutta la mia famiglia, quando mi sembra che potrebbe succedere qualsiasi cosa e con loro intorno e la loro forza io mi sentirei sempre al sicuro?
Come farvi capire quello che provo quando andiamo tutti a pranzo dai nonni: una tavolata di otto persone, vociferanti per trenta?
Come diavolo faccio a farvi vedere il sorriso malizioso di mia nonna quando si mette a fare la buffona e tutti la seguiamo a ruota, o lo sguardo di mio nonno che vorrebbe essere di rimprovero, ma lo sappiamo tutti che le vuole bene e lo dimostra anche facendole da spalla?
E dei miei fratelli che la prendono in giro per il suo italiano e lei che fa finta di offendersi, ma poi dichiara a turno che uno di noi e` il suo preferito.
E di mio fratello che mi dice sempre no, ma ha degli occhi enormi pieni di si` ed e` stato il mio regalo 22 anni fa, quando temevo di rimanere figlia unica e finivo ogni tema a scuola con la frase "voglio un fratellino" ed e` il mio regalo adesso, che gli amici veri sono sempre troppo pochi o troppo poco veri.
Lo sapete voi com'e` quando mio padre mi chiama dottoressa e mi sorride?
Quest'uomo fiero di me e orgoglioso di tutta la sua famiglia, che ci ama piu` di se stesso, generoso di tutto, tranne che di carezze.
O quando mia mamma mi parla e ogni sua parola significa "ti voglio bene", anche se non me lo ha mai detto.
Non ci provo neanche a farvi sentire le nostre risate e i nostri cuori che si amano e non se lo dicono, in una famiglia in cui si darebbe qualsiasi cosa per gli altri, ma le parole sono sempre di troppo.
Come faccio a scrivere, qualsiasi cosa, con tutta questa vita intorno?


*Dedicato alla mia famiglia*